È Dio stesso, dunque, che vuole visitare la nostra vita e svelarci progressivamente il suo progetto di amore e di salvezza per noi.
Per questo, egli manda suo Figlio sulla terra e per mezzo della sua morte e risurrezione ci offre la sua vita, ci libera dal potere del peccato e della morte, ci dona lo Spirito che ci rende suoi figli.
Questo dono d’amore, che si consuma sulla croce, Gesù lo anticipa il giorno dell’Ultima Cena con i dodici apostoli.
In quell’occasione Gesù chiarisce ai suoi il senso profondo della sua missione sulla terra: è venuto a servire l’umanità, a liberarla, a riportarla al Padre perché ogni uomo potesse avere la gioia e la vita eterna. Per questo egli si offre e, nel donarsi, ci offre la vita del Padre con cui è legato da relazione profonda. La sua vita non è altro che una vita spezzata, donata, offerta per noi.
Di tutto ciò, il pane che Gesù spezza e offre ai suoi apostoli diventa segno evidente; il vino che Gesù invita a condividere diventa segno di quel sangue che egli offrirà per noi dopo poche ore, il sangue in cui scorre la vita stessa di Dio che ci raggiunge anche nel buio del peccato e della morte per farci entrare nella luce della risurrezione.
Il Giovedì Santo, dunque, Gesù istituisce l’Eucaristia e assicura la sua presenza nel pane e nel vino per tutti i giorni, fino alla fine del mondo.
«Mentre mangiavano, Gesù prese del pane e, dopo aver detto la benedizione, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli dicendo: «Prendete, mangiate, questo è il mio corpo» (Matteo 26,26)
