LA VERONICA

Solo un gesto silenzioso, il grido soffocò nel cuore e nell’intimo urlavi del suo dolore: “Questo uomo che state crocifiggendo è il mio Signore, è colui che ha ridonato la vita, che ha ritemprato la mia fatica”.

Una carezza coraggiosa a quella disumana condizione non fermò l’ardito gesto, quello di provare compassione per il nostro Signore.

I visi dei presenti, tanti, attoniti e spauriti, chi diceva, chi pensava, chi non ci credeva, e intanto il malvagio disperdeva.

Il peso del dolore è sceso nel tuo cuore, un impulso generoso che sfida la folla e la paura di essere punita, tergi il suo volto intriso di sangue e di sudore, poi null’altro ti è permesso, il male ha offuscato le ragioni.

Segnato nel tuo nome è il volto ferito del Signore, nessuno potrà deviare il ricordo, di quando intimorita e tremante di paura, cercavi di sentire il suo calore.

Torna ad alzarti ancora o mia Veronica, torna ad avere compassione di chi oggi ha il volto dolorante e sfigurato del Signore, nell’indifferenza la gente muore.

Alla freddezza del mondo, opponiti con il fuoco ardente del suo Spirito, accogli i poveri e gli indifesi nel tuo cuore, non ti fare incatenare dalla paura.

Ora lo sai e perciò gridalo forte, il Signore ha riscattato il nostro cuore.