L’EUCARESTIA

L’Eucaristia è il segno più alto dell’amore infinito di Dio, «compendio di tutti i doni che il Dio della misericordia ci ha lasciato, donandoci questo pane di vita» (Servo di Dio Leone Dehon). E quali sono questi doni dell’Eucaristia? Sono la presenza reale di Cristo, in ogni tempo e in ogni luogo; il sacrificio e la preghiera più sublimi offerti al Padre; il cibo spirituale più indispensabile per crescere nell’amore verso Dio e verso il prossimo; la medicina più efficace per guarire dal male del peccato; il mezzo infallibile per costruire la comunione. «L’Eucaristia è il sacramento della comunione, che ci fa uscire dall’individualismo per vivere insieme la sequela, la fede in Lui. Allora dovremmo chiederci tutti davanti al Signore: come vivo io l’Eucaristia? La vivo in modo anonimo o come momento di vera comunione con il Signore, ma anche con tutti i fratelli e le sorelle che condividono questa stessa mensa? Come sono le nostre celebrazioni eucaristiche?» (Papa Francesco, Omelia, 30 maggio 2013).

L’Eucaristia è la fonte e il culmine dell’azione e della vita della Chiesa e della santità, come ricorda il Concilio Vaticano II (Sacrosanctum concilium, I0). L’Eucaristia ci fa santi e non ci può essere santità che non vi sia strettamente legata. Ce lo mostra l’esempio dei santi, che nell’Eucaristia hanno trovato l’alimento per il loro cammino di perfezione.

San Francesco d’Assisi, che non volle essere sacerdote, «ardeva d’amore – dice Tommaso da Celano – in tutte le più intime fibre per il sacramento del Corpo del Signore, rimanendo pieno di stupore per sì amorosa degnazione e sì misericordiosa carità!».

Così santa Chiara di Assisi ardeva di grande amore per l’Eucaristia a tal punto che, quando i saraceni, assoldati dall’imperatore Federico Il, volevano saccheggiare il mona-stero, non ebbe timore di prendere l’Eucaristia tra le sue mani e, avvicinatasi alle mura, pregò così: «Signore, non consegnare le tue spose ai tuoi nemici». Si sentì una voce che diceva: «lo sempre vi ho protetto e sempre vi proteggerò!». I saraceni furono respinti da una forza invisibile.

Il beato Charles De Foucauld passava ore intere nel deserto, davanti all’Eucaristia, e diceva: «Tu sei là, Signore Gesù, nella santa Eucaristia! Tu sei là, Signore Gesù, nel santo tabernacolo. Il tuo corpo, la tua anima, la tua umanità, la tua divinità, il tuo essere intero è là, nella sua duplice natura! Quanto sei vicino, mio Dio!». Spesso era immerso nell’aridità più profonda, e diceva: «Esalarsi in pura perdita di fronte a lui che è tutto! La tua felicità, o Gesù, mi basta».

San Massimiliano Kolbe, martire della carità, aveva sempre l’Eucaristia solennemente esposta nella Cittadella dell’Immacolata e voleva che i suoi collaboratori passassero molto tempo in adorazione affinché l’apostolato fosse la sovrabbondanza di amore a Gesù-Eucaristia.

Che dire poi di san Pio da Pietrelcina? L’Eucaristia era per lui tutto: calvario e paradiso sulla terra. «O quanto fu soave questa mattina – scriveva al padre spirituale – l’incontro con Gesù. Il cuore di Gesù e il mio, permettetemi l’espressione, si fusero. Non erano più due cuori che battevano, ma uno solo. Il mio cuore era scomparso come una goccia d’acqua che si smarrisce in un mare. Le lacrime più deliziose mi inondarono il volto!». Molto nota la sua affermazione: «È più facile che il mondo possa vivere senza sole, anziché noi senza l’Eucaristia!».