TEMPO DI AVVENTO

Il tempo che ci prepara alla memoria della nascita di Cristo è anche il tempo in cui, attraverso tale ricordo, lo spirito viene guidato all’attesa della sua seconda venuta alla fine dei tempi. Tempo della fede nel quale il credente è invitato a riconoscere la finitezza delle realtà di questo mondo e la presenza del dolore e del male per invocare l’unico che può guarire l’uomo dalle sue fragilità e a procedere sollecito verso il Regno sull’esempio di Maria, la Madre, beata perché ha creduto, maestra e sorella nella fiduciosa adesione al progetto di Dio.

Mentre attendono, i cristiani continuano il cammino e si lasciano plasmare dall’azione benefica del Salvatore. È lui, infatti, che viene a bussare alla nostra porta (Ap 3,20) e rinnova l’invito alla comunione con lui e attende da noi l rinnovamento della vita nella preghiera vigile e nell’amore vicendevole. La liturgia è veramente lo spazio dentro il quale è ancora possibile respirare questa presenza/assenza del Cristo Salvatore: compiuta la sua missione storica, egli è “oggetto” della memoria liturgica e, al tempo stesso, di perenne invocazione. Mentre sperimentiamo l’assenza fisica di Cristo lo avvertiamo presente nell’ascolto della Parola e nella preghiera di rendimento di grazie e di supplica. Così, l’Avvento attinge dalla struttura permanente della celebrazione tutta la sua forza. Tra l’umiltà della prima venuta di Cristo e lo splendore del suo ritorno, si racchiude tutto il cammino di fede della Chiesa: in questo segmento, il popolo di Dio non rimane inattivo, ma procede sicuro verso la meta nella testimonianza quotidiana del Regno. Ma è proprio affinchè la testimonianza sia aderente al mistero che la suscita, che la Chiesa osa celebrare e riconoscere la grazia del suo sposo che si è fatto carne della nostra carne, che sempre le fa visita nel cammino e che un giorno, glorioso, tornerà. Questa è la forza che alimenta la sua speranza.

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