SAN VINCENZO FERRER 

Quando Vincenzo era ancora un giovane teologo domenicano che insegnava filosofia e teologia nella sua città natale, Valenza, in Spagna, la cristianità europea stava attraversando una fase particolarmente drammatica della sua storia, chiamata come il “grande scisma d’Occidente”. 

Nel 1378 era morto papa Gregorio XI, il pontefice che aveva riportato la sede del papa a Roma, dopo circa settanta anni di permanenza ad Avignone. 

Il conclave elesse un papa italiano l’arcivescovo di Bari, Bartolomeo Frignano, con il nome di Urbano VI. 

Ma il nuovo papa imboccò la strada dell’autoritarismo e alcuni cardinali francesi ritenendo non valida l’elezione precedente scelsero un nuovo papa, Clemente VII il quale poco dopo fece ritorno ad Avignone. 

Due papi e due schieramenti politici, poiché alcune nazioni aderirono ad Urbano VI, oltre a Clemente VII. Lo scisma turbò le coscienze e creò sconcerto ed incertezza. 

Questa situazione durò circa quaranta anni. Nel 1409 venne convocato a Pisa un concilio che dichiarò deposti i due papi ed elesse Alessandro V, che diventò il terzo papa di una Chiesa sempre più divisa. 

Solo con il concilio di Costanza del 1417 e l’intervento dell’imperatore Sigsmondo la chiesa ritrovò l’unità con un nuovo papa Martino V. 

In questo contesto visse e svolse un’intensa attività di predicatore Vincenzo Ferrer. 

Era nato nel 1350 a Valenza, in Spagna, figlio di un notaio, e nel 1367 entrò nell’Ordine dei Frati Predicatori (Domenicani). 

Dopo aver completato gli studi divenne docente di filosofia e teologia. Nel disorientamento generale aderì al papa di Avignone Clemente VII. 

Nel 1394 con Benedetto XIII ad Avignone ricoprì l’incarico di confessore e penitenziere apostolico. 

Dopo una malattia e una guarigione miracolosa iniziò una intensa attività di predicatore itinerante che nel giro di un ventennio lo porterà in Provenza, Piemonte, Lombardia e poi di nuovo in Spagna e in Francia. 

Conobbe il giovane Bernardino da Siena che svolgerà il suo stesso compito di evangelizzatore, specialmente per debellare gli errori dei catari e dei valdesi. Dal 1409 la sua predicazione assunse un carattere apocalittico. Alla crisi della società e all’angoscia dell’attesa della fine si accompagnò una forte ripresa dei movimenti penitenziali. 

Questo grande uomo di Dio si adoperò molto per il ritorno della Chiesa all’unità. Mentre a Costanza si riuniva il concilio che avrebbe posto fine allo scisma con la elezione di Martino V, Vincenzo riprese la sua missione di predicatore itinerante fino al giorno della sua morte, avvenuta a Vannes il 05 aprile 1419. 

Venne canonizzato da papa Callisto III nel 1455. L’iconografia di Vincenzo è molto ricca il Beato Angelico lo rappresentò in atto di predicare con il dito levato al cielo.