CRISTO: UNICA E NECESSARIA VIA DI SALVEZZA

La liturgia del Natale si propone più volte il Prologo di Giovanni che ci presenta Gesù come la luce che illumina l’uomo e l’Unigenito che rivela il Padre. La bellezza e la solennità di questo testo ci dice tutta la serietà dell’ Incarnazione che il clima di festa non deve oscurare.

L’evento dell’Incarnazione ha rivoluzionato la storia e l’arte cristiana si è fatta voce di questa scandalosa novità. Eppure, negli ultimi decenni, si è assistito in alcuni ambienti a un offuscamento di questa consapevolezza. L’unicità rivelativa di colui che è la sola Guida al Padre (Mt 23,10; Gv 1,18; cf Dei Verbum,) sembra a volte divenire un tema trascurabile, oppure imbarazzante, se non addirittura da accantonare per favorire il dialogo. Eppure, per il cristiano, Gesù è tutto: non è solo il rivelatore, ma la rivelazione e il rivelato che, nello Spirito Santo, ammette alla piena comunione con l’unico Dio vivo è vero (cfr. Gv 17,31; 1Ts 1,9). Si è persino giunti ad attaccare come anti-ecumenica la dichiarazione Dominus Iesus che rimarcava la necessità della mediazione ecclesiale e l’insostituibilità della persona di Cristo, che – dice già la Gaudium et spes – è “la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana”  (n.10).  Gesù, infatti, non è una delle vie possibili, ma l’unica, necessaria e definitiva via di salvezza. Il bambino di Betlemme, l’uomo che cammina per le strade della Palestina è il Verbo di Dio che si è fatto carne, è il Creatore del mondo. Gesù Cristo non è una delle opzioni: “In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati” (At 4,12). “In Gesù Cristo la verità di Dio si è manifestata interamente” (CCC n. 2466). Egli è la luce, è la verità, anzi egli è “la via, la verità e la vita” (San Paolo VI).

DON MICHELE G. D’AGOSTINO