IL SACRO CUORE, RIVELAZIONE DELL’AMORE INESAURIBILE

“Spiritualità” dice tutto il mistero di Cristo celebrato, conosciuto, vissuto da una certa prospettiva, qui quella del Sacro Cuore: “devozione” può avere un senso più riduttivo. Gesù mostrandosi alla mistica santa Margherita Maria Alacoque ci ricorda che “Dio è amore” (1 Gv 4,8). 

Il suo scopo dunque è confermarci nella carità contemplando quella infinita di Dio, perché anche noi amiamo i fratelli. 

Fondamento di questa spiritualità è custodire e meditare le parole della Scrittura: nei simboli mistici, nelle rivelazioni private, lo Spirito ci ricorda infatti “tutto quel che Gesù ha detto e ci insegna ogni cosa” (Gv 14,26). 

Il culto del Sacro Cuore si diffonde nel XVII secolo con le apparizioni di Gesù a Santa Margherita Maria, cui aveva mostrato la luce inesauribile del suo Cuore trafitto. Ma in un suo saggio lei ne ha indagato le radici bibliche. 

Ogni parola della Scrittura è come la tessera di un immenso maosaico che raffigura Gesù stesso. 

Tutta la Parola di Dio esprime Cristo, che è il Verbo, Logos, Parola del Padre, vertice e nodo a cui riconduciamo tutti i filoni tematici biblici. A partire da quelli del volto, o del sangue e dell’acqua e della crocifissione. Il linguaggio religioso, come quello poetico, è simbolo e metaforico. 

Se diciamo di qualcuno che è un “leone” ovviamente non pensiamo all’animale ma alla sua essenza. 

Così il volto cui anela nella Bibbia chi cerca il Signore, o quello dell’amata del Cantico dei Cantici, è segno dell’incontro profondo, vivificante e trasfigurante con Dio. 

Ugualmente, “conoscere il cuore” di una persona, nel linguaggio biblico ci porta alla sua essenza, che è intelletto e volontà, radice di tutti i suoi gesti e della sua umanità. Quando meditiamo e contempliamo i gesti e le parole arriviamo al suo Cuore: apprendiamo come Lui agisce, qual è il suo stile. Nessuna presenza clamorosa, ma “mite e umile di cuore” (Mt 11,29), contrapposto al potere della forza. 

Lui è l’acqua viva, adombrata nel torrente prima debole poi impetuoso del profeta Ezechiele: “dove giungerà, tutto rivivrà” (Ez 47,9). O nella roccia percossa da Mosè, in cui i Padri videro il costato di Cristo. 

Fa risuonare in noi il “venite a me voi tutti che siete assetati” evangelico, o 

il profeta Zaccaria (13,1): ‘In quel giorni vi sarà per la casa di Davide e per Gerusalemme una sorgente zampillante per lavare il peccato’. 

Anche il sangue ha un suo fondamento scritturistico: il sangue dell’uscita dall’Egitto e quello con cui Mosè asperge il popolo per la nuova alleanza. Infatti, tra i doni del Sacro Cuore, c’è il perdono dei nostri peccati. Dio li dimentica, in una nuova creazione. E la sua grazia non solo è perdono, ma poter perdonare gli altri, che è ancora di più. Aprendo il suo Cuore, il Signore ci chiama a conoscerlo oltre l’immaginabile. Tutto quel che Cristo ha detto e fatto ci mostra il Cuore di Dio. Lui si fa conoscere amando per primo, si avvicina. Ci istruisce “sull’amore di Dio che sorpassa ogni conoscenza” (Ef 3,17), sulla natura divina mite e umile, sulla sua predilezione per i poveri: ci riempie di misericordia, fiducia e confidenza sconfinata. Smaschera la pretesa del fariseo che è in noi, che ringraziava Dio di non essere come gli altri, e ci insegna ad offrire il tesoro abbondantissimo delle nostre debolezze e dei nostri limiti. Comunemente contrapponiamo la misericordia al temibile giudizio di Dio ma lei ha messo l’accento sul ‘Cuore di Cristo, nostra giustizia’. Nel diritto romano, ad esempio in Ulpiano, l’idea di giustizia è dare ‘a ciascuno il suo’. Ma nella Scrittura la giustizia di Dio è renderci giusti, salvandoci. “Misericordia e verità si incontreranno, giustizia e pace si baceranno”(Salmo 84, 11): i termini in Cristo sono la stessa cosa, non sono più antitetici. Lui ci rende giusti perché riconciliati e amati. Quel colpo di lancia diventa la chiave che apre il suo cuore, è il segno di Dio per noi.  Lui è il Servo sofferente preannunciato: Colui che non aveva conosciuto il peccato, è stato trattato come l’ultimo dei peccatori. La mistica Margherita Maria disse che il dolore di Gesù nel Getsemani è lo stesso dell’ anima peccatrice che sprofonda nel rigore della giustizia: Dio “lo ha trattato da peccato in nostro favore”. Nella spiritualità del Sacro Cuore si parla di “riparazione”, perché ognuno sì impegni per la giustizia in questo mondo oppresso dal peccato, in cui il cuore di Cristo è ferito da ogni aggressione dalle sue creature. La giustizia è Dio stesso, la sua volontà, che entra nella storia salvandoci e rendendo diritte le vie storte dell’umanità. Raddrizzare i sentieri del Signore, come ammoniva il Battista, è fare la volontà di Dio, obbedire alla sua legge di vita. Perché il sacro Cuore è icona dell’amore Divino “fino alla fine” (Gv 13,1)? Quel cuore accolse la lancia di tutti i nostri peccati estinguendo l’odio con il sangue e l’acqua della sua misericordia. La sua onnipotenza ha scelto questa strada, spingendosi “fino alla fine” di quel che abbiamo voluto fare di lui, ammaestrandoci sui pensieri di Dio per incontrarci, salvarci e restare con noi attraverso il dono di sè nell’Eucarestia. Contemplando Lui, Parola che si fa carne, possiamo diventare capaci di seguirlo fino alla fine o, come Pietro, dove non vorremmo. Capace di dire “eccomi” come Maria. Il suo “Fiat” (Lc 1,38), “avvenga!”, nel greco del Vangelo è un ottativo, che esprime un desiderio, uno slancio: ghenòito ,(ma magari!). Maria non è passiva davanti al Signore: offre se stessa per amore, nella gioia inattesa di essere stata visitata da Lui, nostro Salvatore.

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