SAN GIUSEPPE LAVORATORE

PADRE CHE TRASMETTE UN LAVORO.

“È facile affezionarsi alla figura di san Giuseppe e affidarsi alla sua intercessione. Ma per diventare davvero suoi amici occorre ricalcarne le orme, che rivelano un riflesso dello stile di Dio. Giuseppe è l’uomo del silenzio. Solo spegnendo il rumore del mondo e le nostre stesse chiacchiere è possibile l’ascolto, che rimane la condizione prima di ogni comunicazione. Il silenzio di Giuseppe è abitato dalla voce di Dio  e genera quell’obbedienza della fede che porta a impostare l’esistenza lasciandosi guidare dalla sua volontà.

Non a caso, Giuseppe è l’uomo che sa destarsi e alzarsi nella notte,senza scoraggiarsi sotto il peso della difficoltà. Sa camminare al buio di certi momenti in cui non comprende fino in fondo, forte di una chiamata che lo pone davanti al mistero, dal quale accetta di lasciarsi coinvolgere e al quale si consegna senza riserve. Giuseppe è, quindi, l’uomo giusto, capace di affidarsi al sogno di Dio portandone avanti le promesse. È il custode discreto e premuroso, che sa farsi carico delle persone e delle situazioni che la vita ha affidato alla sua responsabilità. È l’educatore che – senza pretendere nulla per sé – diventa padre grazie al suo esserci, alla sua capacità di accompagnare, di far crescere la vita e trasmettere un lavoro. Sappiamo quanto quest’ultima dimensione, a cui è legata la festa di oggi, sia importante. Proprio al lavoro, infatti, è strettamente legata la dignità della persona: non al denaro, né alla visibilità o al potere, ma al lavoro. Un lavoro che dia modo a ciascuno, qualunque sia il suo ruolo, di generare quella imprenditorialità intesa come “actus personae” (Cfr. Caritas in veritate, 41), dove la persona e la sua famiglia restano più importanti dell’efficienza fine a se stessa” (Cfr. Papa Francesco, Discorso del Santo Padre Francesco ai dirigenti e al personale del quotidianoAvvenire”, 1° maggio 2018).

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