XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – 29 Settembre 2019

Lc 16,19-31

Il tema è caro a Luca: il povero seduto alla nostra porta è il Cristo che ci salva. La parabola presenta i due estremi della società: da un lato la ricchezza aggressiva, l’accumulo del capitale; dall’altro la povertà senza diritti né protezione. Siamo di fronte allo specchio fedele di ciò che accadeva al tempo di Gesù e di Luca, che succede anche oggi. Soltanto alla luce della morte si disintegra l’ideologia del potere. Il ricco, che non ha un nome, vede Lazzaro nel seno di Abramo, scopre che il povero che ha tenuto fuori dalla sua porta, e che invece ha un nome, è il suo unico benefattore possibile e chiede di essere aiutato. Ma è troppo tardi: la legge del denaro prevede l’accumulo del capitale, la legge di Dio invita alla condivisione. Al ricco non si imputa la ricchezza ma l’indifferenza, la mancanza di misericordia. La sua Salvezza è aprire la porta chiusa, colmare l’abisso che lo divide dal povero. Altri personaggi appaiono sullo sfondo dal racconto: sono i fratelli del ricco, ancora in vita; siamo anche noi, che con le scelte di ogni giorno costruiamo la nostra vita. Come Lazzaro anche tu, Signore, ogni giorno ti siedi davanti alla porta delle nostre case e ci chiami. Vieni a noi attraverso chi non ha terra, cibo, casa, salute. Come possiamo vivere tranquillamente, quando vicino a noi c’è chi soffre nella miseria? Qual è il nostro atteggiamento verso i poveri? Loro hanno un nome per noi?

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