XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – 11 Agosto 2019

Lc 12,35-40

Il cammino della Chiesa verso il Regno è come il peregrinare di un piccolo gregge che orienta i propri passi verso quel tesoro celeste accumulato quotidianamente mediante la condivisione. Lungo questo percorso, il cristiano si trova a dover gestire e vivere in maniera coerente con la propria vocazione il tempo che lo separa dall’incontro con il Signore che viene: è un tempo delicato e importante; non un appuntamento lontano e vago, ma un incontro fruttuoso e sempre imminente, un tracciato invisibile cui la fede offre «fonda-mento, speranza e prova» (Ef11,1). Gesù non tarda a venire: Lui è lo Sposo attento e fedele che ancora una volta lascia alla sua Chiesa preziosi strumenti per valorizzare e rendere proficua l’attesa. L’uomo quindi, rassicurato dalla promessa del suo Signore, si cinge i fianchi ogni giorno e si china in un servizio che fa della Parola ascoltata un gesto concreto, testimoniando un riflesso della luce con cui il Figlio dell’uomo è passato e sempre passa tra le vicende della vita per servire. Certo, la paura della morte e il ritardo del Signore qualche volta offuscano i pensieri dell’uomo e lo inducono a cogliere l’attimo presente in maniera distorta, come frangente da carpire, quasi a disprezzo «dei giuramenti a cui dovrebbe prestare fedeltà» (Sap 18,6). Invece la volontà del Signore dovrebbe essere sempre l’apice verso cui tende l’agire del cristiano, lo zenit dal quale dischiude i suoi orizzonti. nPoi il Signore lascia un’ultima raccomandazione: essere affidatari e custodi del suo mandato, della sua Parola, del suo esempio e del suo insegnamento è una grossa responsabilità e al contempo un grande dono; una scelta di fede da fare propria, seminare, far crescere e germogliare, ciascuno secondo le proprie capacità. E noi, siamo pronti per accogliere il padrone che torna dalle nozze?

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