LA MADONNA DI FERRAGOSTO

È il tempo del grande e massiccio esodo. Deserte le città, silenziose le vie abitualmente assordate da rumori e congestionate dal traffico, libere le piazze divenute ormai luoghi di parcheggio. D’altra parte torrenti di macchine che fuggono verso le campagne e le spiagge, folle senza numero alle stazioni ed agli aeroporti di gente in cerca di serenità e di riposo. Proprio in questo tempo, quando l’anima è libera dai pensieri e dalle preoccupazioni consuete e, perciò, più disposta ad accogliere certi richiami che in altro tempo si lasciano cadere nel vuoto, la Chiesa, con la festività dell’Assunta, ci invita a guardare in cielo. Si staglia davanti allo sguardo rapito dell’anima in tutto il suo abbagliante splendore, la figura di una Donna, vestita di sole, coronata di dodici stelle ed a cui fa sgabello ai piedi la luna. È Maria SS. sorella nostra, assunta in anima e corpo in paradiso, dopo avere compiuto il corso della vita terrena. La Madonna di agosto è l’Assunta come quella di Dicembre è l’Immacolata.  Tra l’immagine ammantata di niveo  candore e questa, circonfusa di gloria immortale, corre un legame strettissimo come tra il bocciolo e la rosa. Se Maria è senza peccato fin dal primo momento della sua esistenza terrena ed il peccato è causa di morte, Essa non deve subirne le conseguenze. Perciò, dopo il sereno passaggio da questa vita – i Padri lo hanno chiamato un sonno, “dormitio” – quelle membra santissime ed innocenti si sono rianimate, hanno preso una vita leggera, trasparente, trasfigurante e la Madonna è passata da questo mondo terreno all’altro dove vive eternamente nella gloria. C’è dunque in cielo una creatura che ha un volto ed un cuore vivo e palpitante;  c’è una donna con tutto quello che di dolce, di bello, di gentile può richiamare questa espressione: sensibilità, intuito, presenza amorosa; una donna che, nello stesso tempo, è vergine e madre di tutti con tutto quello che comporta l’essere madre per i figli, sopratutto quando questa maternità ha avuto come sugello il più acerbo dolore: il Calvario. Abbiamo perciò la vivificante certezza che le orecchie che hanno ascoltato le melodie del cielo si aprano alle nostre flebili voci, che il cuore colmo di incontenibile carità, palpiti sempre per noi e che i suoi occhi, quegli occhi che hanno contemplato in terra per trenta anni, con immenso stupore, il Figlio di Dio fatto uomo, costantemente, pieni di bontà, di amoroso affetto, si pieghino su di noi, aiuto nelle difficoltà, sollievo nella pene, suadente invito a raggiungerla nella gloria. E per noi, suoi figli, è dolce percorrere le strade del mondo sotto lo sguardo vigile delle più tenera e più potente delle madri.

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