SIAMO MEMBRA GLI UNI DEGLI ALTRI

In una loro canzone Lorenzo Fragola e Arisa ci fotografano così: “Siamo l’esercito del selfie / Di chi si abbronza con l’iPhone / Ma non abbiamo più contatti / Soltanto like a un altro post / Ma tu mi manchi in carne ed ossa”. Poche battute, ma dicono molto.

Ci dicono che la tecnologia digitale spesso riduce la nostra realtà a un selfie, e le nostre relazioni, le nostre amicizie e i nostri legami a un like (le faccine sorridenti del “mi piace”) o a un post (nota breve di commento); sempre più società della conversazione, dove ci si può accarezzare o ferire, avere un dibattito fruttuoso, o far passare per vero ciò che è opinabile o persino falso.

In Rete si formano anche aggregazioni (la parola più usata è community) , dove ci si allea assieme per condividere interessi, piaceri, hobby e valori. Il limite di queste community è che ci si rapporta con sconosciuti: le modalità di identificazione restano labili, transitorie, con un’attenzione momentanea e un’intensità di interesse di breve durata.

Già nel 2014 Papa Francesco invitava a trasformare l’universo digitale in “un luogo ricco di umanità, non una rete di fili ma di persone umane”. Ora, nel messaggio per la Giornata delle Comunicazioni Sociali 2019, ci chiede di rafforzare i nostri legami, passando da relazioni che si possano cancellare con un clic alla bellezza – e anche alla fatica – di costruire comunità di vita vere, dove ci si sente “membra gli uni degli altri” a imitazione del nostro Dio, comunità perfetta di amore.

TARCISIO CESARATO

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