XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – 07 Luglio 2019

Lc 10,1-9

Il compito missionario non è affidato a un gruppo , come poteva sembrare quando Gesù inviò i Dodici. Qui Gesù ne manda molti altri e si tratta di semplici discepoli. A loro affida un compito ben preciso: recarsi in ogni città o luogo dove Lui stava per arrivare. Lindicazione dice che il discepolo deve preparare ovunque l’incontro della gente con Gesù. Il discepolo è, quindi, un precursore di Cristo, uno che sullo stile del Battista «prepara la strada al Signore che viene», pronto a farsi da parte appena i destinatari della sua missione incontrano Gesù stesso. È Lui che deve crescere, il discepolo deve diminuire. Ci si può meravigliare che Gesù mandi tante persone davanti a sé e la meraviglia aumenta quando ci accorgiamo che, secondo Lui, sono pochi gli operai. Dice infatti che la messe è molta ma gli operai sono pochi. Di fronte al numero degli inviati e a questa osservazione di Gesù, sembra chiaro che qui si sovrapponga alla sua Parola l’esperienza della prima comunità cristiana, che annuncia ovunque nel mondo il messaggio di Cristo. Lo stesso numero degli inviati suggerisce questo senso di universalità. Se il numero “dodici” degli apostoli richiama quello delle dodici tribù di Israele, il numero settantadue secondo la Bibbia ricorda le nazioni che ricoprono la terra. Qui si parla del messaggio che deve giungere a tutte le genti, di Gesù che deve arrivqre ovunque mediante l’annunzio dei suoi discepoli. I settantadue sono davvero pochi. Di qui la necessità di accogliere l’invito di Gesù a pregare il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe. Siamo pronti a pregare incessantemente perché il Signore susciti tante vocazioni al sacerdozio ministeriale?

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