SS. PIETRO E PAOLO – 29 Giugno 2019

Gv 21,15-19

Dopo i tre rinnegamenti, Gesù chiede per tre volte amore e per tre volte affida la missione di pastore. Solo “l’amore copre una moltitudine di peccati” (1 Pt 4,8) e solo chi è stato perdonato può essere responsabile di altri (“E tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli”, Lc 22,32). 

La prima domanda può essere tradotta anche con “Mi ami tu più di queste cose”. Allora il significato è: mi ami più della barca, delle reti, della pesca. Ma anche: mi ami più delle tue lacrime, della tua amarezza e della delusione di te stesso. Nelle tre domande di amore Gesù indica a Pietro l’amore grande di donazione gratuita, ma poi finisce per chiedere l’amore di amicizia che è quello che Pietro sapeva dare, ammettendo il suo limite. Non è stato capace di dare la vita come aveva presuntuosamente affermato (Gv 13,37), ora è reso umile e realista dal proprio peccato. Ma un giorno Pietro morirà per Gesù sulla croce (a testa in giù come segno di umiltà, ci dice la tradizione). E Giovanni, che scrive intorno al 90-100, lo sa e ce lo fa intendere. In quel giorno, finalmente, Pietro arriverà a dare la vita per il suo amico Gesù. Allora, forse, prima di morire, gli venne in mente quella frase: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). 

Allora si rese conto che egli era stato donato di amare Gesù con quell’amore grande che gli era stato chiesto, ma anche per tutta la vita non era riuscito a dare. E morì contento. Nella giovinezza, Pietro pensava di poter decidere della propria vita, con la presunzione delle proprie forze. Il “diventare vecchio” consiste nel lasciarsi “cingere” dagli altri e lasciarsi condurre. In mezzo c’è l’esperienza del peccato, del perdono, della responsabilità, e un’intera esistenza spesa per amore. Il “diventare vecchio” consiste nell’imparare a lasciarsi condurre da Dio, nell’imparare a seguirlo, a “stargli dietro”, come gli disse Gesù in Mc 8,33. Ecco perché Pietro riceve solo adesso la sua seconda chiamata: “Seguimi”. 

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