PENTECOSTE – 09 Giugno 2019

Gv 14,15-16.23b-26

L’apostolo prediletto “anticipa” alla stessa sera di Pasqua la discesa dello Spirito Santo e l’apparizione agli Undici. Il Maestro non vuole lasciare i suoi discepoli confusi, soli e abbandonati nel cenacolo e, per vincere definitivamente ogni loro paura, prende l’iniziativa: appare mostrando i segni della passione, dà la pace e affida una missione. Ciò però non basta ad annullare le loro paure: otto giorni dopo sono ancora nel cenacolo per paura dei giudei; cinquanta giorni dopo stanno ancora li , a porte chiuse, impauriti e incerti. Quanta fatica fanno a nascere davvero! È necessario allora che lo Spirito riporti al cuore la Parola. Al cuore, non alla mente. Così la fede prende il posto della paura, la pace sostituisce il turbamento e nella libertà e nel dono di sé nasce un nuovo orizzonte, in cui tutti gli uomini sono chiamati a dialogare e a sentire come proprio il progetto di vita che li accomuna in quanto creature. I segni che indicheranno questo cammino sono quelli della passione: segni. dell’amore che ha condotto il Signore alla croce, per assicurare che quell’amore, spinto all’eccesso, non verrà mai meno. Il dono più grande che il Padre può farci è il suo Spirito «Il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà

tutto ciò che io vi ho detto». Lo Spirito Santo rende chi lo accoglie capace di amare come Gesù. Il comandamento nuovo dell’amore non consiste nel conformarsi a una legge esterna o nel puro esercizio delle capacità naturali, ma diventa possibile grazie all’azione dello Spirito consolatore, che tocca profondamente il cuore dell’uomo e trasforma il suo agire in modo da renderlo “dimora” per gli altri. Dalla sera di Pasqua è iniziata la nuova creazione: riesci a riconoscerne i segni nella tua vita e nell’orizzonte più ampio  della storia in cui vivi?

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